Adolescenti in crisi o adulti in crisi?
Se guardiamo bene la pandemia e internet non sono la causa dei disagi degli adolescenti odierni. L’emergenza sanitaria ha acutizzato una sofferenza già esistente nei ragazzi e nelle ragazze, mentre la diffusione di esperienze di socializzazione e gioco virtuale non rappresentano, quasi mai, una dipendenza anti evolutiva. Internet e la pandemia sono gli schermi dove si proiettano le contraddizioni e le povertà educative di adulti sempre più fragili. Madri, padri, insegnanti e diversi altri ruoli adulti di riferimento appaiono oggi in palese difficoltà nell’intercettare i segnali di un dolore sempre più inesprimibile, in una società che promuove individualismo, competitività e che rimuove gli inciampi, i fallimenti e i dolori inevitabilmente connessi ai processi di crescita.
Secondo i dati della Società Italiana di Pediatria, otto ragazzi su dieci tra i 14 e i 18 anni hanno sperimentato forme più o meno gravi di disagio emotivo, che nel 15% dei casi è sfociato in gesti di autolesionismo. La presenza di questi comportamenti è descritta in letteratura come un fattore correlato ad un aumentato rischio di suicidio in adolescenza.
Al Bambino Gesù, in particolare, negli ultimi sei anni, il numero degli accessi al pronto soccorso per gesti autolesionistici o comportamenti suicidari è decuplicato. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Italia il suicidio è la seconda causa di morte tra gli under 20 (seconda solo agli incidenti stradali), la depressione colpisce quasi 1 ragazzo su 10 e l’anoressia – la malattia psichiatrica col più alto tasso di mortalità – colpisce l’1% delle ragazze.

Per gli adolescenti di oggi Iperidealità e iperadattamento costituiscono gli elementi portanti della crescita, e manifestano i propri conflitti evolutivi attraverso un dolore silenzioso che non trova termini idonei per essere espresso. I disagi rivelati attraverso l’attacco al proprio corpo e quello altrui si svelano in modo sempre più marcato, come testimoniato dalla crescente diffusione dei disturbi della condotta alimentare, del ritiro scolastico e sociale, dei gesti autolesivi e dei tentativi di suicidio. Comprendere e dare senso a queste manifestazioni non è un’operazione semplice. È importante utilizzare occhiali interpretativi, metodi di consultazione e modelli di presa in carico adeguati con un periodo della vita caratterizzato da mobilità, incertezza e instabilità.
Scoprire il meccanismo del pensiero odierno degli adolescenti che coniuga teoria evolutiva e psicoanalitica dovrà essere il compito principale degli operatori del settore.
Il passaggio dal mito edipico a quello narcisista ha promosso un nuovo modo di fronteggiare i fatti evolutivi adolescenziali, costringendo a dare un senso diverso alla fisiologia della crescita e alla sofferenza delle ragazze e dei ragazzi nati negli ultimi trent’anni. Indossare le lenti del narcisismo ci ha consentito di collocare e mettere in evidenza innumerevoli questioni da cui attinge la ricca fonte delle fatiche e delle sintomatologie giovanili contemporanee. I difetti di autostima, il senso di vergogna e il conseguente bisogno di mostrarsi all’altezza di aspettative ideali di successo, la centratura su di sé a discapito della relazione con l’altro sono solo alcuni delle conseguenze del narcisismo e delle sue fragilità con si confrontano dentro e fuori dalla società contemporanea. Nel lavoro con gli adolescenti, e nel sostegno al ruolo materno e paterno, spesso bisogna adoperarsi in aiuto di chi incontrava crisi e blocchi evolutivi inaspriti da ferite narcisistiche che intervenivano a complicare il percorso evolutivo, la declinazione del proprio ruolo affettivo, la costruzione della propria identità.
La regia del dolore e del conflitto interno ci appare come indicata dalla sensazione persistente e dalla paura disorientante di fallire, di trovarsi in balia di aspettative interne ed esterne idealizzate, altisonanti, associate all’impossibilità di raggiungere traguardi soddisfacenti e un’immagine di sé adeguata. Sentirsi figli belli e perfetti, genitori o giovani adulti altrettanto brillanti era sicuramente una questione pressante nelle menti collettive. Tutto ciò che viene osservato nel mondo che ci circonda, le testimonianze raccolte testimoniano che è ancora possibile collocare il narcisismo al centro della dinamica intrapsichica che governa pensieri, azioni, comportamenti agglomerati nel dolore mentale.
La pandemia ha tolto un velo, fatto emergere in modo evidente ciò che ancora era, quantomeno parzialmente, sommerso. L’emergenza sanitaria, e la gestione da parte degli adulti di questa epoca post pandemica, ha smascherato definitivamente la fragilità di madri, padri, insegnanti e operatori, ha definitivamente sancito l’ingresso nel post narcisismo.
Prendersi carico oggi della sofferenza adolescenziale senza occuparsi dell’imperante fragilità adulta, sarebbe come provare a svuotare con un cucchiaino l’acqua imbarcata, non curandosi dell’enorme falla dalla quale proviene. La società del post narcisismo, è la società della dissociazione, dell’estremizzazione di sé stessi, che non si limita a chiedere a bambini e adolescenti di nascere e crescere secondo aspettative ideali e competitive, ma iperidealizza il Sé, fino a chiedere alle nuove generazioni di crescere secondo il mandato paradossale: “sii te stesso a modo mio!”. La sparizione dei bisogni dell’altro, chiede alle nuove generazioni di assolvere a un compito che ti costringe a sentire di essere te stesso, mentre cresci assecondando l’adulto.

Molte teorie dei comportamenti della mente, sottolineano come i legami sociali siano fondamentali per farci stare bene biologicamente e evidenziano che l’essere umano per rimanere in salute e non far aumentare sensazioni di ansia che indeboliscono il nostro sistema immunitario ha necessità di sentirsi in sicurezza, diversamente mette in atto meccanismi di attacco, fuga o impotenza
Analisi del contesto psicologico:
Il disturbo da attacchi di panico
Il disturbo da attacchi di panico è una problematica appartenente alla grande famiglia dell’ansia, essendo una diretta “evoluzione” dell’attacco d’ansia. L’attacco d’ansia è una sensazione personale di tensione che cresce. Perdita di controllo e pensieri rapidi, seguita da un aumento della frequenza cardiaca, sudorazione, respiro pesante e rapido, e altri sintomi minori sono alcune delle caratteristiche. Un attacco di panico si differenzia da questo perché c’è la percezione di morte imminente e/o di diventare pazzi. Ci può essere anche perdita di conoscenza e si avverte il bisogno di scappare da qualsiasi posto in cui ci troviamo
La Solitudine
La “solitudine” è una spirale: chi sente di essere isolato e fuori dal giro delle relazioni sociali, inizia a sviluppare una serie di atteggiamenti negativi che hanno lo scopo di allontanare gli altri, solo per evitare di essere respinti.
Il funzionamento del cervello delle persone sole agisce in questo modo: in risposta a segnali negativi, l’attività cerebrale è molto più veloce e pronunciata a paragone con quella di altri. È come se le loro menti fossero super allarmate di fronte ad ogni tipo di pericolo o minaccia sociale.
La Rabbia
Smarrimento, paura, disperazione, umiliazione: sono queste le percezioni che la rabbia tende a coprire stendendo un velo su emozioni che non si riescono a riferire.

Esistono personali “punti di rottura che amplificano le sensazioni e generano il sentimento della rabbia: per questo a volte la rabbia sembra essere sproporzionata allo stimolo che ha provocato la reazione. La variabilità individuale, spiega perché ci siano persone più vulnerabili alle limitazioni personali, altre più reattive davanti alle violazioni di una regola, alle ingiustizie o ai torti subiti, altre che diventano rabbiose quando percepiscono attacco, rifiuto o abbandono.
Arrabbiarsi fa molto male, al corpo e alla mente, perché peggiorano i parametri vitali; la rabbia insieme ad altre emozioni negative ha conseguenze immediate anche sullo stato infiammatorio dell’organismo.

 

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